Le proposte per il Mezzogiorno vogliono essere un contributo alla proposta nazionale di Liberi e Uguali e al senso della nostra campagna elettorale nel Mezzogiorno e nella nostra città.

Amministrazione giovane

Un Piano di assunzioni, attraverso l’Agenzia per la Coesione, per i comuni del Sud. 50.000 giovani laureati e diplomati che ammodernino la Pubblica Amministrazione.

I comuni del mezzogiorno hanno personale vecchio e poco adeguato rispetto alle funzioni assegnate, in particolare in tema di digitalizzazione, verifiche urbanistiche e ambientali, programmazione e rendicontazione.

In sei anni l’età media del personale della Pubblica Amministrazione è invecchiato di sei anni, un’età media di oltre 50 anni. Non è solo la risposta a un’emergenza sociale, quella del lavoro per i nostri giovani, che non ci sfugge, ma è una vera e propria emergenza funzionale dei nostri Comuni a cui sono affidate anche delicate funzioni e opportunità nella programmazione dei fondi europei e nazionali.

Secondo i nostri calcoli è un’operazione da due 2 miliardi e 400 milioni di euro in cinque anni, meno di 500 milioni l’anno. Libereremo anche risorse dalla selva di consulenze e consulenti e riusciremo ad intercettare le risorse che provengono dalla programmazione.

Prima di tutto, fiducia

L’ascensore sociale nel paese è fermo al primo piano. Nel mezzogiorno al piano terra.

Sempre più i figli degli avvocati e dei notai fanno i notai e gli avvocati e i figli degli operai non riescono a fare più neanche gli operai. La percentuale di Neet, giovani che non studiano e non cercano lavoro, è da brividi nel paese. Nel mezzogiorno è da film dell’orrore. Anche dei laureati.

Non proponiamo bonus, ma fiducia. Ipotizziamo un prestito fiscale per i giovani che intraprendono un’attività professionale o artigianale, a valere sui contributi alle rispettive gestioni separate, del 50% in Italia e del 100% nel mezzogiorno per coloro che avviano l’attività entro il trentesimo anno di età. Il prestito varrà per i primi tre anni di attività, quelli di avvio, i più difficili, e sarà riscosso nei successivi venti di carriera professionale.

È un’operazione quasi a costo zero (sarebbe sufficiente un fondo di garanzia che stimiamo in 500 milioni di euro), che si ispira al prestito d’onore. Non risolve certo il problema dei Neet, ma inverte la tendenza di un paese che non scommette sui giovani e sulla mobilità sociale.

Uno Stato all'opera

Gli investimenti pubblici sono fermi. Il governo ha puntato tutto su sgravi e bonus, perdendo la scommessa e facendola perdere soprattutto al paese.

Noi puntiamo tutto su una nuova stagione di investimenti pubblici. In cosa? Cura del territorio, manutenzione, rigenerazione, ambiente.

Bisogna aumentare complessivamente le risorse in investimenti e bisogna raddoppiare la quota parte di essi destinata al mezzogiorno, oggi fermi a poco più del 20%. Proponiamo la suggestione che fu di Carlo Azeglio Ciampi, destinare il 45% degli investimenti al mezzogiorno, una quota superiore alla sua popolazione residente che è del 34%, perché è l’unico modo per superare il divario territoriale di sviluppo.

La piccola impresa respira

La discussione dalla fine del Banco di Napoli ad oggi sul ruolo del sistema bancario nell’economia reale del mezzogiorno è stata una farsa.

Banca del sud, banca del mezzogiorno e altri annunci simili sono serviti solo a perdere tempo. Non può esistere un tessuto di imprese se non esiste un adeguato sistema di credito. Quello italiano ha dimostrato di fare acqua da tutte le parti, anche al di là della cronaca giudiziaria. Quello meridionale, banalmente, non esiste.

Raccogliamo positivamente il nuovo Piano Industriale di Cassa Depositi e Prestiti. Il nuovo Piano Industriale 2016-2020 di Gruppo prevede una forte azione di stimolo allo sviluppo dell’economia italiana attraverso quattro aree chiave: supporto alle istituzioni governative e agli enti locali (€ 15 miliardi), potenziamento delle infrastrutture (€ 24 miliardi), sostegno alle imprese (€ 117 miliardi), sviluppo del patrimonio immobiliare (€ 3,8 miliardi).

Il 21 giugno 2017 Cassa Depositi e Prestiti ha comunicato il proprio impegno a favore della crescita delle piccole e medie imprese del Paese rafforzando l’operatività del Fondo di Garanzia per le PMI, lo strumento del Ministero dello Sviluppo Economico che favorisce l’accesso al credito delle piccole e medie imprese italiane. CDP garantirà il Fondo di garanzia per PMI per un totale di 3 miliardi di euro che attiveranno ulteriori garanzie dirette sui finanziamenti al sistema produttivo italiano.

Noi crediamo che come nel caso degli investimenti pubblici, la quota parte da destinare al mezzogiorno del fondo di garanzia e più in generale del ruolo di Cassa depositi e Prestiti nell’economia reale debba essere indirizzata verso quota 45%, compresi coerenti indirizzi di gestione delle aziende di cui è azionista.

Liberi dal carbone

Siamo convinti che gli accordi internazionali sull’ambiente siano ancora poco ambiziosi. Siamo convinti che nel mezzogiorno possa essere raggiunta la piena decarbonizzazione della produzione e dei consumi molto prima del 2050. Crediamo che raggiungere quest’obiettivo nel 2030 non sia troppo audace. Ci sono le condizioni climatiche e di crescita occupazionale e di fatturato delle aziende impegnate nel settore dell’efficientamento energetico e della produzione di energia dalle fonti rinnovabili che nel mezzogiorno lasciano credere che l’obiettivo non sia troppo audace. Per fare ciò bisogna superare le impostazioni dei piani energetici regionali. Ciascuna regione non può fare da sé.

Serve un Piano energetico mediterraneo, in stretta connessione diplomatica e tecnologica con le altre macroregioni del mediterraneo, in particolare con l’area del Maghreb e dei Balcani.

Con quali risorse?

Prevediamo che le risorse necessarie per le nostre proposte sia di circa 5 miliardi per il prossimo triennio, poco più di 1 miliardo e 600 milioni di euro l’anno.
La parte restante delle nostre proposte prevedono una diversa ripartizione delle risorse nazionali già esistenti in favore delle regioni meridionali e della città, pur valutandole ancora insufficienti. Insufficienti eppure se la prossima legislatura dovesse segnare almeno questo fondamentale punto, sarebbe in sé una svolta per il mezzogiorno e per Napoli.

È fondato ritenere che la politica di investimenti pubblici produca un moltiplicatore del Pil pari a 2. Insomma per ogni euro speso in investimenti pubblici, materiali e immateriali, il “rientro” in termini di Pil è pari a due euro. Con relativo beneficio di gettito fiscale. In parole povere, gli investimenti pubblici, nel medio periodo, si ripagano da soli. La fonte non è uno sparuto Centro Studi, ma niente poco di meno che il Fondo Monetario Internazionale.

Non abbiamo bisogno di conferme: la politica economica che fa leva solo sulla politica fiscale si è rilevata un bluff. Pochi, maledetti e subito restano alla lunga solo pochi per pochi. Bisogna invertire completamente la rotta. Facciamo e faremo ancora i conti con un debito pubblico enorme. Eppure se sono stati spesi in tre anni oltre 20 miliardi per il jobs act, è facilmente intuibile che oltre al difficile reperimento delle risorse, facciamo i conti con politiche sbagliate che hanno bruciato risorse.

Inoltre, anche le nostre proposte di spesa corrente, mirano a rendere tali spese utili per rendere la nostra Pubblica Amministrazione moderna e capace di accompagnare virtuosi processi di sviluppo. E come considerare le risorse spese nella sanità e nella scuola, se non una grande opportunità di inclusione e, pertanto, anch’esse di sviluppo. Ma pure non considerando vere queste ipotesi, e noi le consideriamo vere fino alle virgole, le proposte nazionali di lotta all’evasione e all’elusione fiscale, lotta alla Mafia Tax, progressiva eliminazione degli sgravi fiscali alle fonti fossili (14 miliardi di euro l’anno), siano oltremodo sufficienti a “coprire” le nostre proposte.