Le proposte per Napoli vogliono essere un contributo alla proposta nazionale di Liberi e Uguali e al senso della nostra campagna elettorale nel Mezzogiorno e nella nostra città.

Sviluppo, finalmente

Immaginiamo per Napoli due assi di sviluppo. A est della città, nella zona retrostante il Porto di Napoli, con la Zona Economica Speciale che immaginiamo connessa, estesa fino all’Interporto di Nola e alla zona industriale di Pomigliano, e a ovest della città, a Bagnoli, dove alla stregua degli sforzi economici profusi per lo Human Technopole di Milano, immaginiamo che quell’area, in particolare l’esperienza e le strutture dello Science Center di Città della Scienza, possano ambire a diventare il polo tecnologico dell’ambiente e delle risorse naturali, l’Hearth Technopole del paese.

Abbiamo accolto favorevolmente l’accordo interistituzionale su Bagnoli, che ha avuto il merito di sbloccare la situazione. Ma bisogna avere ambizioni più grandi, e soprattutto immaginare per quell’area un futuro produttivo, di lavoro, di ricerca.

I costi relativi all’istituzione dell’Hearth Technopole si aggirano, a regime, intorno ai 150 milioni di euro l’anno per dieci anni. Le risorse necessarie invece per l’istituzione e l’estensione della Zona Economica Speciale sono comprese tra i 250 e i 300 milioni di euro annui per tre annualità dal 2018 al 2020.

Ignoranza Zero

La piaga delle baby gang a Napoli è esplosa in tutta la sua drammaticità negli ultimi mesi. Eppure sono stati inascoltati tutte le denunce degli operatori del mondo della scuola e delle famiglie in merito all’abbandono scolastico che a Napoli raggiunge cifre spaventose. Qui 2 ragazzi su 10 abbandonano gli studi precocemente.

Non crediamo sia l’unica causa dei frequenti fenomeni di violenza giovanile in città, ma siamo convinti che ne sia la principale. Non è una questione che può essere risolta, come drammaticamente la città riscontra, ai tavoli sull’ordine pubblico. Bisogna implementare e rendere più omogeneo sul territorio nazionale il tempo pieno e le misure volte a limitare la dispersione scolastica. La proposta prevede l’istituzione di un Fondo Nazionale perequativo in favore delle regioni meridionali di 100 milioni di euro l’anno integrata, in sede di conferenza Stato-Regioni, da ciascuna Regione in base alla popolazione scolastica.

Sanità, quella pubblica

Sappiamo bene che la sanità dal 2001 è materia regionale. Finanche le ordinarie attività di sindacato ispettivo del Parlamento sono interdette sull’argomento. Eppure è un’emergenza.

Siamo convinti che la sanità o ritorna a essere pubblica, gratuita e con livelli di assistenza uniformi su tutto il territorio nazionale o dovremmo in futuro arrenderci all’idea che la fascia di popolazione che rinuncia alle cure divenga patologicamente superiore alla metà dei cittadini, specie al sud, specie in Campania. Liberi e Uguali ne ha dedicato buona parte del suo programma.

C’è poco da aggiungere. Siamo convinti che vadano implementate le strutture di prossimità in particolare dopo la chiusura di molti centri di prevenzione e di pronto soccorso sul territorio e che bisogna dare “respiro” a strutture al collasso come il Cardarelli e il Loreto Mare in particolare, che in attesa della piena operatività dell’Ospedale del Mare non reggono la pressione della domanda.

L’Ospedale del Mare è stato “inaugurato” da Caldoro. È stato inaugurato da De Luca. Pretendiamo, e pretenderemo come primo atto della legislatura, meno inaugurazioni e la piena funzionalità della struttura.

Una Terra bella

Nella Terra dei Fuochi ci sono circa 2.000 siti contaminati, interessati da attività di bonifica solo per lo 0,8%. E nel 70% dei casi, non sono interessati da nessuna attività, neanche di monitoraggio.

Nella scorsa estate quasi 2000 ettari di superficie boschiva sono andati in fiamme sulle pendici del Parco Nazionale del Vesuvio. 2000 siti terra dei fuochi, 2000 ettari di Vesuvio.

E le periferie. Come mostra il grafico, se mai ce ne fosse stato bisogno, sono le aree di maggiore sofferenza materiale, scolastica e occupazionale della città.

Sembrano problemi solo apparentemente separati. Hanno in realtà un’unica risposta: lo Stato, gli investimenti pubblici e la partecipazione dei cittadini. Prevediamo che quel 45% di investimenti pubblici da destinare al mezzogiorno, la quota parte destinata alla provincia e alla città di Napoli sia destinata alla bonifica ambientale, alla cura del territorio e alla rigenerazione urbanistica delle periferie, specie nell’area est e nord di Napoli. Se passassimo dall’attuale 22% di risorse di investimenti pubblici per il mezzogiorno, a una cifra anche lontanamente più vicina al 45%, vi sarebbero risorse sufficienti.

Napoli si muove

Quasi un pendolare su due ha rinunciato ai mezzi pubblici. Il diritto alla mobilità è di fatto negato. La mobilità cittadina e verso le linee vesuviane, cumana e flegrea è al collasso. Riteniamo la dotazione del Fondo Statale per il trasporto pubblico assolutamente insufficiente e distribuito in maniera non confacente allo stato del trasporto pubblico nel mezzogiorno.

Il Rapporto Pendolaria ci racconta di un paese spezzato in due. Crediamo che anche in questo caso, il riparto per le regioni meridionali debba prevedere una quota pari al 45%. Le somme, già attualmente assegnate (400 milioni di euro circa) sarebbero superiori per la Regione Campania di quasi un terzo. Ancora insufficienti, ma già sarebbe qualcosa.

Con quali risorse?

Prevediamo che le risorse necessarie per le nostre proposte sia di circa 5 miliardi per il prossimo triennio, poco più di 1 miliardo e 600 milioni di euro l’anno.
La parte restante delle nostre proposte prevedono una diversa ripartizione delle risorse nazionali già esistenti in favore delle regioni meridionali e della città, pur valutandole ancora insufficienti. Insufficienti eppure se la prossima legislatura dovesse segnare almeno questo fondamentale punto, sarebbe in sé una svolta per il mezzogiorno e per Napoli.

È fondato ritenere che la politica di investimenti pubblici produca un moltiplicatore del Pil pari a 2. Insomma per ogni euro speso in investimenti pubblici, materiali e immateriali, il “rientro” in termini di Pil è pari a due euro. Con relativo beneficio di gettito fiscale. In parole povere, gli investimenti pubblici, nel medio periodo, si ripagano da soli. La fonte non è uno sparuto Centro Studi, ma niente poco di meno che il Fondo Monetario Internazionale.

Non abbiamo bisogno di conferme: la politica economica che fa leva solo sulla politica fiscale si è rilevata un bluff. Pochi, maledetti e subito restano alla lunga solo pochi per pochi. Bisogna invertire completamente la rotta. Facciamo e faremo ancora i conti con un debito pubblico enorme. Eppure se sono stati spesi in tre anni oltre 20 miliardi per il jobs act, è facilmente intuibile che oltre al difficile reperimento delle risorse, facciamo i conti con politiche sbagliate che hanno bruciato risorse.

Inoltre, anche le nostre proposte di spesa corrente, mirano a rendere tali spese utili per rendere la nostra Pubblica Amministrazione moderna e capace di accompagnare virtuosi processi di sviluppo. E come considerare le risorse spese nella sanità e nella scuola, se non una grande opportunità di inclusione e, pertanto, anch’esse di sviluppo. Ma pure non considerando vere queste ipotesi, e noi le consideriamo vere fino alle virgole, le proposte nazionali di lotta all’evasione e all’elusione fiscale, lotta alla Mafia Tax, progressiva eliminazione degli sgravi fiscali alle fonti fossili (14 miliardi di euro l’anno), siano oltremodo sufficienti a “coprire” le nostre proposte.